Volta Cappella 

Nel 1504 i problemi statici della Cappella Sistina resero necessario il consolidamento della volta: catene di ferro e tamponature compromisero la vecchia decorazione e Giulio II ne commissionò una nuova a Michelangelo.
Il progetto iniziale con 12 grandi figure di Apostoli fu però mutato in storie della Genesi, Veggenti, Antenati di Cristo e varie altre figure con funzione araldica o allegorica.
L'argomento della volta è la creazione dell'Universo, la creazione e la caduta dell'uomo, il peccato e il castigo dell'uomo, ossia tutti gli eventi che avevano reso possibile e necessaria la venuta di Cristo.
La volta è di mt. 20x13. Compresi i pennacchi e le lunette il totale è di 300 mq.
L'artista cominciò i lavori nel maggio del 1508 per terminarli, quasi da solo, nell'ottobre del 1512.

Volta della Cappella Sistina

Lungo la sezione centrale del soffitto, Michelangelo dipinse nove pannelli tratti dal libro della Genesi:
Sui lati lunghi della volta si alternano Profeti e Sibille seduti su monumentali troni, mentre sui due lati corti campeggiano le figure di Zaccaria e di Giona. In senso antiorario si possono quindi ammirare le figure di:

Ebbrezza di Noè

Questo pannello rappresenta la ripresa della vita e dell’attività agricola sulla terra. "Noè cominciò a fare l’agricoltore e piantò una vigna; ne bevve il vino, s’inebriò e dormiva ignudo in mezzo alla sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide la nudità di suo padre e corse fuori a dirlo ai suoi fratelli. Ma Sem e Jafet presero un mantello, se lo misero sulle spalle, e camminando all’indietro, coprirono le nudità del loro padre; e siccome avevano la faccia volta indietro non videro le sue nudità".

Ebbrezza di Noè

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Diluvio Universale

L'ottava scena, il "Diluvio Universale", è tratta dai capitoli 7 e 8 della Genesi. A destra mostra una tenda sotto la quale sono rifugiati le vittime del diluvio universale. Nella parte centrale, si vede un gruppo di uomini e donne che istintivamente cercano la salvezza su una imbarcazione, ma vengono respinti con violenza in acqua da un gruppo antagonista, più forte e organizzato; sullo sfondo, Noè porta in salvo i pochi superstiti con una barca avviandoli verso l’arca, che in questo affresco rappresenta la Chiesa, raffigurata nella parte superiore leggermente sulla sinistra. La scena della salvazione è rappresentata in primo piano nell'angolo in basso a sinistra: alla fine del diluvio e dopo il ritiro delle acque, i superstiti raggiungono la terra portando con sé alcuni beni materiali salvati dal diluvio. Nella scena sono rappresentate 60 figure che spiccano su un fondo chiaro e su un paesaggio profondo. La profondità spaziale è affidata non a una costruzione prospettica, ma allo snodarsi di gruppi di personaggi in una rappresentazione dolorosa e drammatica dell'umanità punita e destinata alla sofferenza. Un'umanità spoglia e nuda, dalle membra che si dimenano avviluppandosi l'una con l'altra in un groviglio di terrore, di pena senza speranza, ma anche di caritatevole solidarietà e talvolta di egoistica brutalità come quegli uomini che lottano per il possesso della piccola barca.
Molto probabilmente questo fu il primo episodio ad essere stato realizzato da Michelangelo: da allora in poi l’artista realizzerà immagini di dimensione più grande, con scorci sempre arditi e compositivamente complessi. Nel 1797, una esplosione avvenuta nel deposito delle polveri di Castel Sant’Angelo, ha danneggiato l'affresco facendo crollare una parte del cielo dove, come dimostrano alcune riproduzioni del cinquecento, era disegnato un fulmine.

Diluvio Universale

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Sacrificio di Noè

La settima scena, il "Sacrificio di Noè", riguarda il ringraziamento del Patriarca al Signore dopo il diluvio. In primo piano, l’offerta delle viscere di un ariete: "Poi Noè eresse un altare al Signore, prese di ogni specie di animali puri e di ogni specie di uccelli puri e li offrì in olocausto sull’altare"

Sacrificio di Noè

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Peccato originale e cacciata dal paradiso terrestre

Nel sesto comparto sono disegnati, sulla sinistra il "Peccato Originale" e sulla destra la "Cacciata dal Paradiso Terrestre". I due episodi, divisi dall’albero del male sul cui tronco si avvolge il serpente e dietro cui spunta, in alto, l’Arcangelo Gabriele, sono collocati in ambienti diversi: a destra il giardino verde, a sinistra il deserto arido del mondo nuovo in cui vengono confinati Adamo ed Eva. Nel "Peccato Originale" la figura del demonio diventa un corpo di donna le cui gambe si mutano in serpenti e si avvitano al tronco dell'albero. Quest'ultimo è un fico, in allusione al fatto che, appena mangiato il frutto proibito e scopertosi nudi, i due si coprirono con foglie di fico. Secondo alcuni, Michelangelo avrebbe tralasciato di rappresentare il frutto, ma, a guardare bene, la figura tentatrice passa a Eva proprio due fichi, perchè ne mangi uno e dia l'altro ad Adamo, il quale ne indica un terzo. Nel primo episodio, risalta la bellezza sensuale della donna, monito alla lussuria e alla debolezza dell'uomo. La parte di destra dell'affresco rappresenta il momento successsivo, quello della "Cacciata dal Paradiso Terrestre": l'angelo del signore è rappesentato in alto in una posizione simmetrica alla donna-serpente. Adamo ed Eva, prima fieri della bellezza dei loro corpi e indifferenti della loro nudità, ora tentano di nascondersi allo sguardo dell'angelo che li minaccia con una spada. Le due figure risentono già del peso della condizione morale e della disperazione cui li ha rilegato il loro gesto. Anche i loro corpi appaiono differenti dopo il peccato, quasi invecchiati, a dimostrazione di come, per Michelangelo, l’aspetto fisico sia anche espressione della spiritualità interiore.

Peccato Originale

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Creazione di Eva

Segue poi la "Creazione di Eva". Il Creatore con il gesto energico della mano destra provoca lo slancio di Eva dal corpo sopito di Adamo appoggiato ad un tronco d'albero secco, da cui si diparte un ramo che con la sua forma ripete e sottolinea l'andamento del corpo della donna. La scena apparentemente semplice, è invece articolata da una serie di corrispondenze gestuali e compositive, di linee che si incrociano: Eva, ad esempio, è in perfetta linea con il braccio di Adamo e si interseca con le sue mani giunte con la destra di Dio; le tre teste, inoltre, sono disposte su di un unico asse.

Creazione di Eva

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Creazione di Adamo

La scena rappresenta il momento in cui Dio crea il primo uomo, o meglio gli infonde la vita. Tutta la composizione è costituita su linee oblique che, scorrendo parallele o intersecandosi, producono l'effetto di attrazione tra i due corpi. Splendido è il corpo di Adamo rappresentato disteso sulla terra dalla quale è tratto l'impasto modellato da Dio; il corpo è privo di forze, il braccio sinistro è sollevato a fatica, il braccio destro e la gamba sinistra sono piegati per spingere avanti il corpo, il capo è inclinato e lo sguardo segue l'andamento del braccio che cerca il contatto con Dio. La figura di Dio è avvolta da un drappo di colore rosa e affiancata da angeli privi di ali e dall’espressione stupefatta. È interessante notare come, in realtà, le due figure del Creatore e di Adamo siano state ottenute da un medesimo cartone preparatorio quasi a suffragare l’affermazione biblica secondo la quale "Iddio creò l’uomo a sua immagine" (Genesi 1,27). Sul lato destro un gruppo di angeli "ignudi" e di tenera età sorreggono Dio che tende un braccio per infondere la vita ad Adamo.

Creazione di Abramo

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Separazione della terra dalle acque

Il terzo riquadro è quello della "Separazione della terra dalle acque" (Genesi 1,7-9), anch’esso di grande suggestione per una visione prospettica mai tentata prima. Nell'Eterno, raffigurato in volo con le braccia distese, l'artista aretino perviene con profonda ed efficace eloquenza a condensare il moto imperscrutabile in cui sono coincidenti volontà ed azione.

Separazione della terra dalle acque

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Creazione degli astri e delle piante

La "Creazione degli astri e delle piante", è divisa in due parti asimmetriche, in ognuna delle quali compare la figura del Signore: a destra, Egli è ripreso di fronte, mentre crea, con un gesto che sembra travolgere tutto, i cerchi del sole splendente e quelli della più pallida luna; a sinistra, con ardita visione di spalle, Egli è raffigurato mentre dà origine al mondo delle piante (Genesi 1,12-16).

Creazione degli Astri e delle Piante

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Separazione della luce dalle tenebre

Questa scena rappresenta l'incipit delle Sacre Scritture, l'atto iniziale della creazione. Tra una nube aerea bianca e nerastra, la figura di Dio, diagonalmente disposta nel riquadro centrale, sembra avvolgersi su se stessa in un fluttuare accentuato dal soffio della veste rosa da cui traspare la vigorosa muscolatura del Creatore, che si rigonfia in vita e si espande nello spazio circostante unificandosi e minetizzandosi con l'atmosfera. Il gesto solenne di Dio separa la luce dalle tenebre, il giorno dalla notte, crea la vita.
Il dipinto fu eseguito da Michelangelo in una sola giornata di lavoro, secondo quanto hanno dimostrato i recenti studi effettuati in seguito alla pulitura.

Separazione della luce dalle tenebre

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Profeta Zaccaria

La figura di Zaccaria intenta a cercare qualcosa nel grosso libro che ha tra le mani è rappresentata di profilo e con il busto leggermente ruotato. Zaccaria simboleggia l'incoraggiamento per gli sfiduciati. Zaccaria, figura particolarmente riuscita, è intento nelle sue letture, alla ricerca di un passo che non trova, ed è tanto profondamente assorto da non provare alcun disagio per la scomoda posizione delle gambe.

Profeta Zaccaria

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Profeta Gioele

Il profeta Gioele, compiaciuto delle sue letture.

Profeta Gioele

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Sibilla Eritrea

La Sibilla Eritrea ha due putti che accendono una torcia, portando l’elemento fuoco sopra la sua testa.

Sibilla Eritrea

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Profeta Ezechiele

Ezechiele è rappresentato come un vecchio in atto di accorato colloquio con un giovane alla sua destra. Le movenze di Ezechiele esaltano la sua grazia e la sua bellezza. E' vestito con un'abbondanza di panni e regge in una mano un rotolo di profezie, ai suoi lati ci sono dei putti a tenere altri libri e una Sibilla intenta a scrivere.

Profeta Ezechiele

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Sibilla Persica

La Sibilla Persica dimostra la sua vecchiaia con le carni esangui ed il libro troppo vicino alla vista affaticata.

Sibilla Persica

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Profeta Geremia

Il Profeta Geremia è profondamente calato in se stesso, tutto volto ad ascoltare il Logos entro di sé. Geremia nasconde un autoritratto di Michelangelo.
Geremia è intento ad accarezzarsi la barba, con le gambe incrociate e il gomito appoggiato sopra un ginocchio, l'altra mano nel grembo, con la testa malinconicamente china, amareggiato e pensieroso per la sorte del suo popolo.

Profeta Geremia

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Profeta Giona

Il profeta Giona, rappresentato con la balena, ricorda la narrazione biblica secondo cui fu ingoiato dall'animale per tre giorni. Michelangelo lo ha dipinto
con il corpo inarcato all’indietro, le dita indicanti il pennacchio sottostante e lo sguardo rivolto alla sovrastante “separazione della luce dalle tenebre”.

Profeta Giona

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Sibilla Libica

La sibilla è colta nel momento in cui con un movimento di rotazione del corpo, prende o depone il libro dietro di sé. Tale gesto, abbinato al fatto che si tratta dell'ultima delle Veggenti verso l'altare, è stato interpretato da una parte della critica come l'atto di riporre il libro con le profezie all'avvicinarsi dell'avvento del Messia.

Sibilla Libica

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Profeta Daniele

Daniele è intento a trascrivere nel libro le visioni percepite nel mondo dello Spirito rappresentato dall’enorme libro sorretto dalle spalle di un putto, un essere vivente. Daniele è aiutato da un putto, che ha fra le gambe sorregge il grande libro.

Profeta Daniele

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Sibilla Cumana

La Sibilla Cumana, come tramanda la leggenda, era una delle dodici profetesse pagane e lei stessa sembra aver profetizzato la nascita di Cristo da una Vergine, in una stalla di Betlemme. La mascolina Sibilla Cumana apre un libro, ma il suo sguardo e le sue labbra hanno un’espressione quasi di “trance”. Il viso della donna appare sproporzionato rispetto al resto del corpo.

Sibilla Cumana

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Profeta Isaia

Isaia è così concentrato che sembra quasi venir “svegliato” dalla voce del mondo spirituale che qui ha le sembianze di un putto. Le anime dei profeti sono profondamente attente a ciò che fanno. Isaia è assorto nei suoi pensieri, con una gamba sopra l'altra, un dito fra le pagine a modo di segnalibro e l'altra mano appoggiata alla gota. Chiamato da uno dei putti, volge leggermente la testa, ma senza scomporsi.

Profeta Isaia

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Sibilla Delfica

La Sibilla Delfica viene come investita dal vento che le gonfia le vesti, le muove i capelli, e nel medesimo tempo sembra avvolgerla impossessandosi di lei. Ha uno sguardo rapito e la bocca semiaperta pronta ad annunciare, in quest’ispirato stato d’animo semiconfusionale, il suo editto sibillino.

Sibilla Delfica

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