Stato Vaticano

La nascita dello Stato della Città del Vaticano

Il tentativo da parte degli Stati nazionali europei di avere il controllo dei territori dello Stato Pontificio rimase un problema aperto per tutto il XVIII e XIX secolo. In Francia con i Borboni si sviluppò il Gallicanesimo, che tendeva ad avere un'autonomia sempre maggiore del clero francese da Roma ed un suo controllo da parte del re. Anche con la Costituzione civile del clero approvata il 12 luglio 1790 a seguito della Rivoluzione Francese il clero passava alle dipendenze dello stato francese, visione fortemente osteggiata da Papa Pio VI (1775-1799). Le truppe francesi di Napoleone Bonaparte invasero lo Stato Pontificio nel 1796 e nel 1798 occuparono Roma, deportarono il Papa in Francia a Valence e proclamarono a Roma una repubblica. Il successore di Pio VI, Papa Pio VII (1800-1823) venne eletto a Venezia, ma rientrò a Roma nello stesso anno della sua nomina, ma nel 1808 Napoleone occupò di nuovo la città imprigionando il Papa. Roma annessa alla Francia nel 1809, ma nel 1814 il potere del Papa venne restaurato.

Papa Pio IX (1846-1878) per assecondare le istanze liberali, concesse alla popolazione una costituzione, ma i disordini del 1848 lo costrinsero a fuggire a Gaeta, con Roma di nuovo repubblica sotto il Giuseppe Mazzini. I francesi, però, intervennero per restaurare Pio IX, battendo le forze repubblicane guidate da Giuseppe Garibaldi. Nel 1862 venne proclamato il Regno d'Italia, che includeva gran parte dello Stato Pontificio, meno che Roma che rimaneva sotto il controllo dei Papi grazie al protettorato offerto da Napoleone III. Alla caduta di Napoleone nel 1870, il Regno d'Italia riprese l'azione per far diventare Roma capitale d'Italia, occupando la città nel 1871. Il Papato non riconobbe il nuovo stato rimanendo all'interno dei Palazzi Vaticani; alla controversia tra Stato Vaticano e quello Italiano su Roma, sede del potere temporale del Papa e capitale d'Italia, venne dato il nome di Questione Romana.

Per dare al Papa e alla Santa Sede delle garanzie di autonomia rispetto allo stato italiano, nel 1871 venne approvata la Legge delle Guarentigie, secondo la quale il Papa riconoscendo lo Stato Italiano, avrebbe continuato a godere di una serie di privilegi. Il Papato rifiutò questa legge considerata unilaterale, utilizzando un'espressione derivata dagli Atti degli apostoli: non possumus ("non possiamo"). Pio IX nel 1874 e Papa Leone XIII (1878-1903) imposero ai cattolici italiani di non recarsi alle urne per le elezioni del nuovo governo e con il "non expedit" impedirono loro di partecipare alla vita politica italiana. Durante i pontificati di Papa Pio X (1903-1914), Papa Benedetto XV (1914-1922) e di Papa Pio XI (1922-1939) si videro invece segni di distensione ed un graduale riavvicinamento. La vittoria dei socialisti, infatti, provocò l'alleanza in molte elezioni amministrative tra cattolici e liberali moderati di Giolitti. Del 1904 è l'enciclica "Il fermo proposito" che rispetto al "non expedit" introduceva larghe eccezioni per permettere l'ingresso dei cattolici parlamento, sebbene a titolo personale.

Alla fine della Prima Guerra mondiale iniziarono i negoziati tra Santa Sede e Regno d'Italia per chiudere la Questione Romana. Nel gennaio 1923 iniziarono delle trattative segrete tra Stato Fascista e Vaticano per il riconoscimento del futuro Stato Vaticano con un incontro tra Benito Mussolini e il Segretario di Stato Cardinale Pietro Gasparri. Un primo risultato visibile fu l'introduzione della religione cattolica insieme allo studio della filosofia (1923) e l'autorizzazione ad esporre il crocifisso nelle scuole. Con la firma dei Patti Lateranensi l'11 febbraio 1929 da parte di Benito Mussolini e da Papa Pio XI, rappresentato dal Segretario di Stato Cardinale Pietro Gasparri, dopo una negoziazione durata due anni e mezzo la Questione Romana venne chiusa definitivamente con il riconoscimento ufficiale dello Stato Vaticano.

Con i Patti Lateranensi lo Stato Vaticano ottenne la sovranità sulla Basilica di San Pietro, Piazza San Pietro, i Palazzi Vaticani, i Giardini ed altri edifici adiacenti, oltre alla residenza estiva di Castel Gandolfo. Il diritto di extraterritorialità fu invece concesso alla Basilica di San Giovanni in Laterano, alla Basilica di San Paolo fuori le mura, alla Cancelleria, al palazzo di Propaganda Fide, a Castel Sant'Angelo ed altri edifici a Trastevere.

 

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