Grande Scisma

Lo Scisma d'Oriente

All'inizio del secondo millennio il Cristianesimo si era diffuso su quasi tutto il mondo occidentale, in Russia, nell'Europa dell'Est, nel Medio Oriente, parte dell'Africa e con alcune presenze anche in Estremo Oriente. Nella maggior parte dei casi, il Cristianesimo rimase abbastanza unificato nei suoi principi fondamentali, con i disaccordi maggiori affrontati tramite Concili. Ma all'inizio del millennio, alcune differenze principali sia dal punto di vista teologiche che da quello della pratica religiosa diventarono sempre più problematiche. Lo scontro tra Roma e Costantinopoli portò Papa Leone IX (1049-1054) ed il Patriarca Michele I a scomunicarsi a vicenda.

grande scisma

Il Grande Scisma del 1054 (o Scisma d'Oriente) divise la Chiesa tra Oriente ed Occidente: la Chiesa Occidentale si consolidò gradualmente sull'autorità centrale di Roma, mentre quella Orientale acquisì il nome di Chiesa Ortodossa per enfatizzare il suo impegno a difendere le tradizioni della chiesa; tra le principali conseguenze, la Chiesa Ortodossa rifiutò di consolidarsi sotto il controllo di un singolo vescovo, dato che questo era completamente estraneo alla struttura avuta dalla Chiesa fino ad allora. La Chiesa Ortodossa riconobbe il Patriarca di Costantinopoli come "primo tra pari" di diversi vescovi capi di chiese autonome.

Alla fine del X secolo, il Papato toccò il suo punto più basso in termini di autorità temporale. Le elezioni del Papa, inizialmente esercitate dai cittadini di Roma, passò sotto il controllo delle famiglie dei nobili, come quelle dei Frangipani, Pierleone, Orsini e dei Colonna. Ciascuna di queste famiglie aveva come obiettivo quello di prevalere sulle altre, anche a scapito dell'integrità del potere di Roma. Vennero costruite castelli e ville fortificate all'interno della città, spesso trasformando i loro palazzi signorili, dalle quali cercarono di controllare la città. Dal 932 al 954 il Ducato di Roma fu governato da Alberico II di Spoleto, un uomo molto abile politicamente, ma dopo la sua morte e dopo l'incoronazione ad imperatore di Ottone I, Roma cadde nel caos ed il Papa divenne succube dell'imperatore e dei feudatari locali; a volte, le parti in lotta arrivarono ad eleggere più Papi contemporaneamente.

Il Papa Niccolò II (1058-1061) iniziò un processo di ricostruzione dell'indipendenza del Papato nei confronti dell'Impero. Oltre alla definizione di leggi ecclesiastiche indipendenti da quelle imperiali, riaffermò che l'elezione del Papa era un diritto esclusivo dei Cardinali (indebolendo in tal modo l'influenza dei nobili) e l'elezione di altri membri del Clero era diritto esclusivo della Chiesa (escludendo in tal modo l'Impero). Gregorio VII (1073-1085) proseguì nella strada della lotta contro le ingerenze dell'Impero dichiarando nel 1075 il primato della chiesa sulla municipalità (Dictatus Papae), considerando il potere un'espressione del volere di Dio. L'imperatore Enrico IV conquistò Roma nel 1084 con il Papa costretto all'esilio. I Normanni di Roberto il Guiscardo accorsero in aiuto del Papa, ma sottoposero Roma ad un nuovo violento saccheggio. Una rivolta dei romani contro i Normanni forzò il Papa ad abbandonare la città. La contrapposizione tra Impero e Chiesa terminò con il Concordato di Worms tra Enrico V ed il Papa Callisto II (1119-1124) in 1122, con la nomina dei vescovi da parte della Chiesa e l'affidamento dei feudi da parte dell'Imperatore.

 

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